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Quello che più colpisce l’occhio del visitatore, che per la prima volta osserva il Santuario di Capurso, è la imponenza delle masse esterne e la coerente unità delle parti: la Basilica e il convento formano un meraviglioso complesso armonico che s’innalza, bianco di calce e ricco di motivi architettonici, in una vastissima piazza.
La facciata della chiesa, leggermente avanzata sul resto dell’edificio, si eleva poderosa su due enormi pilastri che si prolungano nella seconda campata, per reggere il composito cornicione, sul quale poggia un timpano di gusto barocco.
Un portale di bronzo realizzato nel 1970 nelle fonderie De Luca di Napoli raffiguranti la storia della Madonna del Pozzo, apre le porte del Santuario al visitatore.
L’interno rispecchia la grandiosità esterna. La pianta ha forma basilicale con cappelle laterali grandi e piccole, e con pilastri che creano un ritmo serrato di vuoti e di pieni, caratteristico nelle chiese del Seicento classico. Tutta la costruzione è in tufo locale ma il rivestimento di marmo crea un effetto pittorico veramente raro, grazie al gusto e all’arte dei vari maestri marmisti.
Il pavimento della basilica è di marmo bianco con fascioni di bardiglio; anche gli altari laterali sono rivestiti di marmi policromi e pregiati.

L’altare maggiore, addossato alla parete di fondo, è ancora più splendido: rifulge di marmo bianco, giallo oro, verde antico, barolè di Francia.
Ai lati esso è sormontato da due angeli portacandelabro in tutto tondo di marmo statuario, come il bassorilievo raffigurante la Madonna del Pozzo a mezzo busto, posto al centro del palliotto. Esso è consacrato alla stessa Madonna e Gregorio XVI, in considerazione dei numerosissimi miracoli operati dall’immagine prodigiosa, lo dichiarò Privilegiato Quotidiano Perpetuo per tutti i sacerdoti celebranti, con Breve 28 maggio del 1839.

Ben armonizzata con l’altare, a ridosso della parete, si innalza la monumentale ed artistica Cona che racchiude l’Affresco trovato nel pozzo. Il prospetto fu eseguito nel 1830 dal maestro Raffaele Trinchese, su disegno dell’arch. Antonio Barletta, ambedue napoletani.
Furono spesi allora per il solo prospetto 2.989 ducati, senza la mano d’opera.
Al centro risalta il simbolo francescano, in marmo bianco, su fondo barolè di Francia; sopra, il nome di Maria in ferro dorato con tre teste di angeli, sempre in marmo statuario, emergenti da graziose nuvole bianche.
Tutti gli elementi decorativi fin qui descritti convergono, come a centro ideale, verso la nicchia che racchiude il prodigioso affresco originale della Madonna del Pozzo. Su fondo di fior di persico si staglia imponente il medaglione ellittico di mt 1,58 per mt 1,32, incorniciato da un elegante festone di marmo aggettato, sostenuto ai lati da due angeli scolpiti in grandezza naturale. Questi poggiano i piedi su candide nuvolette rilevate in marmo dalle quali, sotto la nicchia, emergono tre teste ricciute di angeli di delicatissima fattura, quasi cherubiche cariatidi a tanta sovrana. Altre teste di angeli si intravedono tra i bianchi cirri di marmo che si sprigionano dalla sommità della nicchia e circondano una colomba con le ali aperte aureolata da una raggiera, simbolo dello Spirito Santo, che ferma il suo volo sul capo della Vergine Maria.
La sublimità della fattura, la rarità dei marmi, i richiami mistici di tutta la composizione costringono la mente a visioni di cielo.
Nelle piccole cappelle ai lati dell’Altare maggiore le nicchie con le statue lignee di San Pasquale Baylon e San Pietro d’Alcantara fine sec XVIII.

La bassa balaustra, composta anch’essa con marmi policromi, fa da degna cornice allo spettacolo offerto dall’altare maggiore e dalla nicchia, poiché lo delimita e nello stesso tempo lo completa. Per tutto il complesso marmoreo furono spesi circa 15.000 ducati.
Per ornare di marmo la chiesa era stata necessaria la dispensa della S. Sede. Gli Alcantarini, infatti, erano tenuti all’osservanza della strettissima povertà professata anche nella costruzione delle chiese, che non potevano arricchire con nessun materiale pregiato.

I due cappelloni che si aprono davanti all’altare maggiore formano un ridottissimo transetto nel cui centro si eleva una cupola emisferica, che dà imponenza e slancio all’unica vasta navata. I due altari, che si trovano in essi, sono dedicati: all’Immacolata Concezione e a S. Pasquale Baylon quello di destra; l’altro, quello di sinistra, alla Madonna degli Angeli e a S. Pietro d’Alcantara.
Le pale, grandiose e dai colori accesi, sono del pittore Vincenzo Fato e furono eseguite rispettivamente nel 1771 e nel 1773.
Sulle due pale ammiriamo le due tele ad olio di san Giuseppe e sant’Antonio.

Continuando nella Basilica guardando l’ingresso incontriamo a destra la nicchia con la statua in cartapesta di S. Egidio Maria da Taranto, opera dell’artista Antonio Papa di Surano (Le) a sinistra una piccola statua in legno di san Giuseppe realizzata in Ortisei (Bz) (2020).
Continuando a destra la cappella dedicata a san Francesco d’Assisi, troneggia una bella statua del Santo Patrono d’Italia in legno, a destra un affresco di s. Elisabetta e s. Ludovico (2007) e a sinistra s. Chiara d’ Assisi (1994) opere dell’artista Mario Colonna.
A Sinistra la cappella dedicata a S. Antonio da Padova, troneggia la statua del Santo in cartapesta leccese, a sinistra la pala raffigurante s. Michele Arcangelo (Carella 1788) a destra quella di san Vito Martire (. ).

Sono degne di nota le 14 tele ad olio della Via Crucis prossima al restauro.

Il primo marzo del 1839 gli Alcantarini di Capurso ottennero, con Decreto della S. Congregazione, il singolarissimo privilegio di costruire nella loro basilica un organo che solennizzasse le cerimonie religiose. L’organo, a 18 registri, fu costruito tra il 1836 e il 1839 dall’artista Vito Michele Fraccascia di Acquaviva delle Fonti (Bari), discepolo del famoso Rubino.
Per l’organo, fu spesa la ragguardevole somma di 1000 ducati.

Nel 1931, si iniziò la decorazione di tutta la chiesa. Per questa imponente impresa fu chiamato da Roma il pittore francescano P. Samuele Puri di Bolsena.
Si dovette ricorrere ancora una volta alla generosità dei devoti, che furono invitati a dimostrare il loro attaccamento alla Madonna del Pozzo, collaborando in massa ad una impresa che sembrava irrealizzabile.
Il Santuario era nato per volontà e con le elemosine dei devoti; rinasceva ora come in una seconda fondazione con il loro appassionato e sempre nuovo spirito di collaborazione per tutto ciò che è grande e bello.
Completata l’opera, il complesso pittorico apparve in tutta la sua imponenza e armonia. Gli effetti scenografici davano profondità ai paesaggi; le figure bibliche dalla linea classica e nello stesso tempo erompenti di plasticità risaltavano come statue a tutto rilievo.
I colori apparivano freschi vivi squillanti, sempre aderenti alla realtà e ricchi di riverberi per l’abbondante oro zecchino profuso nelle parti messe in risalto.
Gli angeli – tantissimi – apportavano aria di festosità su tutta la superficie dipinta con i loro svolazzi di ali e di panneggi, densi di grazia e di interiore energia.

Dall’interno della chiesa si passa alla Cappella che custodisce la venerata statua della Vergine.
All’ingresso della cappella incontriamo il busto marmoreo di don Domenico Tanzella realizzato dall’artista molfettese Vito Zaza.
La bella ed elegante Statua in legno della Madonna del Pozzo scolpita in un tronco d’albero è di autore ignoto della prima metà del XIX sec.

Continuando il cammino, si trova la piccola Cappella del Crocifisso che conserva una pregiata statua in legno del Cristo appeso alla croce, opera questa di autore ignoto della fine del sec XVIII.