L’immagine trovata nel pozzo, fu collocata dal Tanzella nella sagrestia
della nuova cappella, che non era stata ancora completata. Da questo piccolo
provvisorio trono di gloria, la Madonna cominciò ad operare i più strepitosi
miracoli.
Tutti i miracoli della Madonna del Pozzo finirono per farla incoronare
il 20 Maggio del 1852.
La corona ha sempre rappresentato il massimo traguardo di tutte le
aspirazioni umane. Hanno voluto essere incoronati di oro e di gemme
i re, gli imperatori,
i poeti, gli eroi, gli atleti, ecc… Volle sul capo una corona, ma
di spine, persino l’Uomo Dio nel momento cruciale della sua vita
terrena.
Da queste premesse risulta evidente perché nella Chiesa Cattolica
si cominciò fin dai tempi antichi a coronare le immagini sacre.
Le immagini più antiche all’inizio furono coronate in oro
personalmente dai Pontefici romani; ma con l’andar del tempo tali
cerimonie, essendosi moltiplicate, furono affidate al Capitolo Vaticano
senza nulla perdere della loro fastosità.
Tale onore toccò anche all’immagine della nostra Madonna
del Pozzo che,
si era clamorosamente imposta alla devozione dei fedeli e all’attenzione
dello stesso pontefice Pio IX.
Se grande era stato il rumore della notizia dell’incoronazione, più grande
fu il fervore dei preparativi, che non dovevano essere affatto inferiori
alla importanza della cerimonia.
Ci sembra opportuna una precisazione: tutte le notizie riguardanti
l’incoronazione ci sono pervenute solo attraverso il programma
preparato dagli organizzatori e
da documenti sparsi, venuti alla luce in questi ultimi anni.
I festeggiamenti ebbero inizio con il triduo di preparazione.
La
mattina del primo giorno, lunedì 17 maggio, pontificò solennemente
mons. Michele Basilio Clary, arcivescovo di Bari; Il secondo giorno il
pontificale fu celebrato da mons. Giuseppe dei Bianchi Dottula, arcivescovo
di Trani e Nazaret. Il 19 maggio, vigilia della festa, il pontificale spettò a
mons. Giuseppe Maria Mucedola, vescovo di Conversano, e teneva il pulpito
D. Francesco Saverio Abbrescia, canonico della Real Basilica di S. Nicola
di Bari e membro dell’Accademia romana di religione cattolica.
Anche le vie del paese erano state abbellite con fantasmagoriche
luminarie di stile gotico che la notte spandevano tutt’intorno aria
di festa. Questa decorazione partiva dalla piazza e si snodava lungo
tutta la strada
che portava al convento, la cui facciata era illuminata a giorno
da un gran prospetto, sormontato da una statua che rappresentava
la Religione
e da medaglioni raffiguranti la Vergine SS. del Pozzo, il papa Pio
IX e il re Ferdinando II, mentre l’ingresso del convento era rivestito
da un frontone, ai cui lati furono allestite due orchestre.
Il 20 maggio, giorno dell’incoronazione tanto atteso, fu tutto
religioso.
All’ora stabilita il card. Mattei fu prelevato processionalmente
dalle sue stanze e accompagnato da tutto il clero presente in sagrestia,
dove indossò piviale e mitra per dar inizio alla solenne cerimonia.
L’ingresso in chiesa fu quanto mai trionfale; preceduto da numerosissimo
clero regolare e secolare, il Cardinale avanzò lentamente verso
l’altare con i due Prelati assistenti al trono, i canonici del Capitolo
Vaticano Alberto Barbolani e Lorenzo de’ Conti Lucidi. Il Provinciale
degli Alcantarini di Lecce portava su un vassoio d’argento le due
corone d’oro. Ai piedi del trono il Cardinale, presenti il regio
notaio, il sindaco apostolico degli Alcantarini e due testimoni, previo
l’interrogatorio di rito, consegnava le due corone al Provinciale,
e per lui ai Frati Alcantarini, che da quel momento ne diventavano
depositari e responsabili.
Letto alla presenza di tutti l’atto notarile, compilato dal notaioD. Ermenegildo d’Alessandro di Capurso, e promulgate le indulgenze
concesse dal sommo pontefice Pio IX, le due corone furono benedette e portate
processionalmente all’altare della Vergine per essere depositate
accanto ad esso, secondo quanto prescritto dal Rituale.
Venne finalmente il momento culminante di tutta la giornata. Celebrato
il pontificale, il card. Mattei riprese piviale e mitra, e dinanzi
al trono della Vergine recitò le preghiere di rito. Intonata poi l’antifona «Regina
Coeli laetare», sali devotamente i gradini del trono e con le mani
tremanti tra l’osanna dei cori, il suono dell’orchestra e l’applauso
frenetico e incontenibile della folla, che gremiva e circondava la Basilica
fino all’inverosimile, depose le due artistiche corone sul capo
del Bambino e della Vergine del Pozzo.
Seguì una devota e ordinatissima processione nella quale si volle
portare in trionfo l’immagine lignea della Madonna del Pozzo appena
coronata.
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